Raccogliamo qui di seguito alcuni pensieri sul piacere di andare in bicicletta. Sono nostri clienti, che, con il passare del tempo, abbiamo avuto il piacere di chiamare amici..
Apre le danze Chiara che nel 2010 ha affrontato il suo primo viaggio in bicicletta da Torino a Venezia per la Ciclopoetica, incontro tra strada e poesia, pedalando....Grazie Chiara per la tua filosofia, abbiamo avuto la sensazione di pedalare accanto a te!!!
CicloPoEtica, epilogo. L’ecosostenibile leggerezza del velocipede
Non è forse un caso che mi sia capitato quest’anno di cercare nel senso di precarietà dell’esistenza una sensazione diversa dall’inquietudine. Mi è venuta in aiuto lei, la bici, precaria per natura. Già compagna nel vivere di ogni giorno, mai come ora è diventata proiezione di un modo d’essere nuovo, che si fa spazio in me. Non mette radici, ma si gonfia leggero, si allarga infinito. Dissolve il confine tra monade e universo.
Sono diversa, io, da questo soffio dolce, che mi sfiora il viso, le braccia, le gambe, ad ogni colpo di pedale? E’ diverso il mio ossigeno? Credo che l’aria neanche mi tocchi, ma mi attraversi, con reciproco scambio di atomi. Non sento più il bisogno di un nome.
Scivolo sul fruscio delle ruote, lungo il cordone ombelicale che unisce la Madre Terra al Cielo. Testimone idrico delle vicende umane, è il fiume la mia guida, antico come un santuario. Dalla prospettiva del sellino, vedo bene che la sua vocazione di sempre non è quella di segnare limiti, ma di accompagnare il dialogo, di essere via di comunicazione.
E la piccola comunità che nasce e si organizza attorno al semplice fatto di condividerne il corso è un fenomeno davvero speciale. Nello sforzo in punta di piede, il viaggio a pedali sublima il senso d’intimità e la riscoperta dell’identità nello specchio dell’altro, anche se per un impalpabile, sfuggente, gioco di riflessi. «Crediamo d’intenderci e non c’intendiamo mai» lamentano i sei personaggi pirandelliani. Vero. Ma bisogna rinunciare al tentativo di uscire dalle strutture pre-condizionate, dalla semplificazione che svuota la vita?
Qui torno alla dimensione fluida, all’essenza senza forma del sé, mi disfo.
Panta rei. Scorro anch’io, come il fiume. Fuori dal contesto dei riconoscimenti abituali, si crepa la fissità della maschera quotidiana, buco la crosta, emergo in superficie.
Respiro. Galleggio.
Sono sospesa. Sono altrove.
I piedi non toccano terra, il paesaggio si ingrandisce, il tempo è presente, assoluto. «Ogni cosa è illuminata» dai raggi della bicicletta.
E ritrovo il mondo più vicino, della misura giusta, lo assorbo senza giudicarlo, in equilibrio sul filo dei copertoni, ricreo il senso della continuità. La rivoluzione delle ruote ritma l’evoluzione dello spirito. Il cuore mi è fiorito il giorno di una bourrée da strada.
[Chiara Speziali, Agosto 2010]
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